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domenica 15 luglio 2012

Bugie storiche e falsi miti

Le nostre conoscenze su fatti e personaggi del passato sono infarcite di luoghi comuni. Molti sono frutto di tradizioni antiche, molti derivano dal fatto che prima dell'800 gli storici non verificavano accuratamente i fatti che spesso venivano arricchiti e abbelliti.

Uno dei luoghi comuni più famosi riguarda l'Antico Egitto, tutti abbiamo imparato fin dalle elementari che frotte di schiavi, sotto colpi di frusta spingevano pesanti blocchi per costruire le piramidi; ed il cinema ha sicuramente contribuito a rafforzare questo mito.

Le tombe dei faraoni furono invece edificate da operai salariati!

La conferma è arrivata dagli scavi archeologici nella piana di Giza, che hanno riportato alla luce le tombe dei manovali che 4500 anni fa parteciparono alla costruzione delle piramidi di Cheope e Chefren.
In Egitto gli schiavi erano soltanto prigionieri di guerra stranieri ed i grandi progetti come piramidi o dighe venivano affidati alla popolazione locale, tenuta ad un periodo di lavoro obbligatorio in occasione delle piene del Nilo, quando i campi non erano coltivabili.

Lavorare per la costruzione delle piramidi, al contrario della leggenda popolare, garantiva un ottimo vitto e gli operai già a quell'epoca potevano scioperare ("si coricavano" secondo l'espressione egiziana), come successe nel 29° anno di regno di Ramses III.

Gli operai addetti alla costruzione delle piramidi avevano a disposizione comodi villaggi in cui vivere con tanto di scuole.


Altro mito è quello legato alle cinture di castità, si narra che i cavalieri Medioevali che partivano per le Crociate blindassero l'illibatezza delle mogli, portandosi via la chiave.
Una serie di analisi su diverse cinture attribuite al XI-XIII secolo hanno rivelato che quest'ultime erano in realtà di un'epoca successiva. La maggior parte di queste cinture fu realizzata nell'800 quando questa diceria sul Medioevo prese piede.
Molte sono facilmente apribili e riportano frasi oscene, facendo pensare che siano in realtà giochini erotici!


Altra storiella è quella che riguarda Napoleone e la Gioconda. Si narra che trafugò il dipinto portandolo in Francia ma la verità è che fu lo stesso Leonardo a "portarselo dietro" quando nel 1516 si trasferì alla corte di Francesco I.
Napoleone trafugò comunque molti capolavori italiani.

A presto con altre "Bugie storiche e falsi miti".



domenica 4 marzo 2012

Le lotte per il trono della Regina Vittoria. (III)

Poco dopo l'undicesimo compleanno di Vittoria, Giorgio IV morì e, all'età di 64 anni, il duca di Clarence venne incoronato con il nome di Guglielmo IV. A quel punto Vittoria era di fatto l'erede al trono: sarebbe succeduta allo zio , già anziano e senza eredi propri.

Guglielmo IV del Regno Unito

La duchessa sua madre cominciò a presentarla come futura regina, l' 1 agosto 1832, all'età di tredici anni Vittoria intraprese il suo primo viaggio nel paese (organizzato da Conroy): un tour di tre mesi tra Galles, Midlands e il Cheshire. La ragazzina detestò quel viaggio. Odiava avere sempre Conroy intorno, le interminabili cene ed i ricevimenti in compagnia di adulti noiosi. Il 24 settembre 1832, all'età di quattordici anni, scrisse sul suo "Diario del buon comportamento" di essere stata:
"tanto, tanto, tanto cattiva"
sottolineando ogni parola quattro volte. Ma nonostante le sue lamentele e la rabbia del re di fronte alla intraprendenza della duchessa di Kent, i tour continuarono: la costa meridionale, l'Isola di Wight; nuovamente le Midlands e il Nord, oltre a sporadiche visite in località balneari e in palazzi aristocratici nel corso di tutto l'anno.

Nel frattempo il mondo politico dibatteva sul fatto che il nome Vittoria non fosse adatto ad una regina. Il re cercò addirittura di imporre alla duchessa di cambiare il nome della figlia in Carlotta o Elisabetta. Inizialmente la duchessa accettò, per poi cambiare idea, orgogliosa che la figlia portasse il suo stesso nome. (Simpatico pensare che se avesse ceduto ed acconsentito al cambiamento, l'età "vittoriana" non sarebbe mai esistita, al suo posto parleremmo di un'età "carlottiana" O_O ).
Nonostante tutti gli sforzi della duchessa di Conroy, per avere il controllo sulla successione al trono di Vittoria, e gestire di fatto in potere in sua vece, il tempo non giocò a loro favore. Quando la principessa compì sedici anni, re Guglielmo non dava minimamente segno di voler morire, anche se la sua salute non era delle migliori. La coppia cominciò a temere che il suo piano fallisse e ne escogitò uno nuovo.

Portrait of Marie Louise Victoria duchess of Kent.

I due iniziarono a far circolare la voce che Vittoria non era pronta a diventare regina e che avrebbe preferito affidare il potere alla duchessa sua madre, almeno fino al compimento dei ventuno anni. Al tempo stesso fecero di tutto per convincere la ragazza ad affidare loro posizioni di potere una volta che fosse salita al trono.

Nell'autunno del 1835, Vittoria si ammalò di tifo, ed i due pensarono di approfittarne (per la serie la stronzaggine non ha mai fine!!). Mentre la principessa era a letto con la febbre, la duchessa tentò a più riprese di costringerla a firmare un documento nel quale  nominava Conroy suo segretari personale, ossia gestore dei suoi beni. Ma Vittoria annotò sul suo diario dopo anni:
"non cedetti nonostante la malattia e la loro insistenza"
Insomma si oppose con fermezza alla stronza... scusate, ad ogni richiesta della madre.


Anche il re era ben deciso a non cedere. Nonostante fosse malandato era determinato a non lasciare il trono fintanto che la nipote non avesse compiuto diciotto anni.
Egli odiava la duchessa di Kent e l'ultima cosa che desiderava era aiutarla a diventare reggente. Così tenne duro, sperando di sopravvivere fino alla maggiore età di Vittoria.
"Oggi compio 18 anni! Sono grande!"
annotò festosa la principessa il 24 maggio 1837. Per l'occasione venne organizzata una enorme festa con tanto di ricevimento a palazzo e un gran ballo in serata. Come potete immaginare fu, al contrario, un giorno di disperazione, per sua madre... Vittoria adesso aveva diciotto anni ed il re era ancora in vita!



A quel punto la duchessa e l'inseparabile Conroy si giocarono il tutto per tutto: si presentarono da Vittoria per costringerla ad accordare a lui la carica di suo segretario personale e tesoriere, o di affidare a lei la reggenza fino a quando avesse compiuto 21 anni. Le dissero che il paese la sosteneva solo grazie all'azione di sua madre. La supplicarono arrivando perfino a minacciarla di chiuderla in una stanza senza cibo. Vittoria non cedettee; per sua fortuna, non dovette resistere a lungo.

Nelle prime ore del 20 giugno il re morì.
Alle sei di mattina a Kensington Palace, Vittoria era ancora in camicia da notte quando l'arcivescovo di Canterbury e il gran cancelliere bussarono alla sua porta e le annunciarono che era la nuova regina.

La prima cosa che Vittoria chiese fu di essere lasciata sola per un'ora, la seconda, che il suo letto fosse finalmente spostato dalla camera della madre (beccati questo vecchia megera!!).
Adesso era la regina della più grande potenza al mondo: ce l'aveva fatta.


E' stata una giovane donna combattiva e poco amata, salita al trono contro le aspettative di tutti e a dispetto dell'ambizione della madre, che la voleva regina solo a proprio beneficio.
"Ricorderò sempre questo giorno con immenso orgoglio"
scrisse il 28 giugno del 1838, quando fu incoronata. E non c'è dubbio che si fosse meritata sia la corona che quello scatto d'orgoglio.

Coronation portrait by George Hayter

venerdì 24 febbraio 2012

Le lotte per il trono della Regina Vittoria. (II)

Rieccomi pronta con la continuazione dell'affascinante e travagliata storia della regina Vittoria. Mi scuso per la lunga assenza ma il nuovo lavoro, lo studio ed il corso di tedesco mi occupano tantissimo tempo quindi ho dovuto ridimensionare notevolmente la mia presenza sul blog. Vi assicuro in ogni caso che il blog continuerà a "vivere"!

Nel dicembre del 1819 il duca di Kent dovette riconoscere che i suoi debiti ammontavano ormai ad una cifra esorbitante e decise così di trasferirsi con la famiglia in una tenuta più modesta a Sidmouth, sulla costa del Devon. Quell'anno l'inverno fu molto rigido ed in pieno gennaio, rientrando bagnato fradicio da una passeggiata, il duca si ammalò di influenza. Dopo pochi giorni le sue condizioni peggiorarono ed il 23 gennaio morì, stringendo la mano dell'adorata consorte, che restava vedova per la seconda volta.
"Quella donna uccide tutti i suoi mariti", commentò pungente la moglie dell'ambasciatore russo. Cosa che su 2 piedi è saltata in testa anche a me a dir la verità.
Duca di Kent

Vittoria aveva solo otto mesi e la duchessa di Kent si ritrovò a 33 anni povera e disperata.
Suo fratello Leopoldo la convinse a chiedere al principe reggente il permesso di trasferirsi a Kensington Palace, insieme con sir John Conroy, un affascinante irlandese che era stato scudiero del duca e che nella confusione in seguito alla sua morte si era conquistato la fiducia della duchessa, entrando con essa in grande confidenza e diventando di fatto il capofamiglia.

Leopoldo I fratello della dichessa di Kent.

Il 29 gennaio 1820, lo stesso giorno in cui la duchessa arrivò a palazzo, Giorgio III morì. (Poi non venitemi a dire che questa non porta sfiga!!!).

King George III, by Sir William Beechey.

Il reggente venne incoronato come Giorgio IV e a quel punto, dopo i duchi di York e Clarence, Vittoria diventava la terza in linea di successione al trono.
A quell'epoca il palazzo era una residenza fredda, triste e decadente, e l'infanzia della piccola Vittoria non dovette essere molto allegra. La duchessa e John Conroy erano uniti nello sforzo di rendere la bambina uno strumento obbediente alle loro ambizioni ed ai loro programmi. Entrambi speravano fortemente che la bambina diventasse regina, e se questo fosse accaduto prima del raggiungimento della maggiore età, avrebbe consentito alla duchessa di diventare reggente e di assicurare così potere e ricchezza a sé ed al suo fidato compagno. Se poi Vittoria fosse diventata regina dopo i 18 anni, confidavano che avrebbe rinunciato al potere, cedendolo di fatto a loro due. Fu così che nacque il cosiddetto "sistema Kensington": metodo educativo basato su regole crudeli, ripetute intimazioni e continuo e ferreo controllo.

 Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld

John Conroy

Vittoria non veniva lasciata sola nemmeno un istante, dormiva in camera con la madre ed era controllata a vista dalla tate o dalle governanti fino a quando la duchessa non si coricava. Ogni colpo di tosse, ogni parola che diceva, ogni abito che indossava venivano subito riferiti a John Conroy, Vittoria era tenuta lontana dalla famiglia paterna ed isolata dagli altri bambini ad eccezione dei figli di Conroy.

La duchessa di Kent temeva le voci che circolavano sulla possibilità che il duca di Cumberland, altro fratello del re che veniva dopo Vittoria nella linea di successione, cospirasse per uccidere la bambina.
Effettivamente Cumberland mise in giro la voce che la bambina fosse troppo cagionevole di salute per comandare e cercò in tutti i modi di allontanarla dalla successione, fino al punto forse, di pensare al suo assassionio. Per tale motivo il cibo di Vittoria veniva assaggiato prima di ogni pasto e la bambina non aveva il permesso di scendere le scale senza che qualcuno la tenesse per mano. Vittoria soffrì molto per queste restrizioni:
"Ho trascorso un' infanzia molto infelice" confidò in seguito, aggiungendo che gli unici "momenti di gioia" erano le uscite con la sorellastra Fedora e la tata, perchè "solo allora potevo parlare e comportarmi come volevo"
Fedora di Leiningen.

Quando Vittoria fu più grande la duchessa raddoppiò il controllo sulla figlia, sempre più convinta che sarebbe salita al trono.
Il tempo le diede ragione, i fratelli maggiori del defunto duca di Kent non ebbero eredi il duca di Clarence e la sua giovane moglie diedero alla luce nel 1819 una bambina, che morì dopo poche ore. Alla fine del dicembre 1820, ebbero una seconda figlia, Elisabetta, che morì anch'essa nel marzo del 1821, per la "gioia" della duchessa di Kent, che tirò un sospiro di sollievo, finalmente non c'erano più concorrenti nella scalata al trono.

Alla prossima con la terza ed ultima parte...


 

mercoledì 25 gennaio 2012

Le lotte per il trono della Regina Vittoria.

Una donna sul trono d'Inghilterra? Che sciocchezza!
Così tuonò il principe Giorgio di Cambridge dopo essere stato scalzato dalla successione al trono dalla cugina minore, la principessa Vittoria, ma non si può certo dire che la sua fosse una voce fuori dal coro, infatti a quell'epoca (prima metà dell'800) questo era un pensiero comune.
Giorgio di Cambridge

Il pensiero maschilista non fu l'unica cosa a remarle contro, infatti il suo "scomodo" nome non la aiutò affatto. Se Vittoria a noi sembra un nome tipicamente inglese, all'inizio del diciannovesimo secolo non lo era affatto, al contrario, veniva considerato del tutto improprio per una regina d'Inghilterra.
Il nome Vittoria (Victoria) era infatti un nome di origine francese e la Francia di Napoleone era stata, fino a pochi anni prima la più acerrima nemica della Gran Bretagna.

Le difficoltà non erano comunque legate solo al sesso e al nome, la giovane principessa infatti non poteva proprio dirsi una ragazza graziosa, ed era invece timida e cocciuta. Inoltre era figlia di una donna avida e ben decisa ad usarla come mezzo per assicurarsi il potere (questo risulterà alla lunga la difficoltà maggiore nella corsa al trono).
Vittoria si rivelerà comunque una ragazza di carattere, forte ed energica e soprattutto determinata a diventare regina.

Ma facciamo un passo indietro...
La nascita della piccola Vittoria, il 24 maggio del 1819, riempì di entusiasmo il padre (il duca Kent), ma lasciò piuttosto indifferente il resto del paese.
Una bella principessa, grassa come un maialino.
Queste le parole del duca quando vide per la prima volta la figlia.

Kent era il quarto in linea dinastica, dopo i suoi fratelli, il principe reggente (che diventerà re con il nome di Giorgio IV), il duca di York e il duca di Clarence. Agli occhi della famiglia reale Vittoria era semplicemente la figlia di un fratello minore, utile merce di scambio per un futuro matrimonio combinato.
La bambina era venuta alla luce nel mezzo di una crisi di successione, quando nel 1817 le 5 figlie e i 7 figli legittimi del re Giorgio III (mentelmente instabile e perciò sostituito nelle funzioni reali dal figlio maggiore, il principe reggente) raggiunsero la mezza età, individuarono come legittima erede la principessa Carlotta, figlia del reggente. Il popolo inglese vedeva in Carlotta una speranza per il paese, così diversa dai suoi zii dissoluti e scialacquatori e dalle zie zitelle.
 Quando la principessa restò incinta del marito (il principe Leopoldo si Sassonia-Coburgo) la gente ne fu entusiasta. Ma dopo 50 ore di travaglio, la sfortunata principessa diede alla luce un bambino morto, per poi morire lei stessa poco dopo.
Il paese cadde nello sconforto , mentre il mondo politico fu preso dal panico poichè l'Inghilterra era priva di un erede. Fu così che, anche nella speranza che il parlamento saldasse i loro debiti, i duchi si scatenarono in una vera e propria corsa per sposarsi e assicurarsi un erede. Il duca di Kent liquidò quella che era stata la sua amante per vent'anni e si mise a corteggiare la sorella del principe Leopoldo, Vittoria, vedova del principe di Leiningen. Inizialmente riluttante a rinunciare alla sua "gradevole posizione di indipendenza" per sposare il duca (indebitato e di 20 anni più grande di lei) dovette piegarsi all'imposizione del fratello. Nonostante le iniziali resistenze di lei e i debiti di lui, il matrimonio fu felice e Vittoria rimase presto incinta.
Edward, duke of Kent and Strathearn

Il principe reggente si infuriò quando seppe che il fratello era riuscito a mettere al mondo un erede e si vendicò al momento del battesimo, ammettendo alla cerimonia pochi invitati e negando alla bambina un "nome da regina" come Carlotta, Augustina o Georgiana. Così il giorno del battesimo l'arcivescovo di Canterbury si trovò davanti al fonte battesimale con la neonata, in attesa di un nome.
Alla fine il principe reggente con disprezzo disse:
Datele il nome della madre.
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld

La bambina venne così battezzata con il primo nome di Alessandrina, in onore del padrino (lo zar Alessandro, che il reggente accettò per non suscitare l'ira del sovrano russo), ma venne fin da subito chiamata con il secondo nome... Vittoria.

Alla prossima per la continuazione... ;)

sabato 7 gennaio 2012

Il tragico destino di Mafalda di Savoia.

Mafalda di Savoia nata a Roma il 19 novembre 1902 e morta a Buchenwald il 28 agosto 1944 era la secondogenita del re d'Italia Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro e sorella di Umberto II.

Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana, Muti il suo soprannome, di indole docile e obbediente, ereditò dalla madre Elena il senso della famiglia, i valori umani, la passione per la musica e per l'arte.
Si sposò a Racconigi, il 23 settembre 1925, con il langravio Filippo d'Assia ed ebbe quattro figli:
  • Maurizio d'Assia
  • Enrico d'Assia
  • Ottone d'Assia
  • Elisabetta d'Assia

Pur non riconoscendo alcun titolo nobiliare, il partito nazista assegnò a suo marito Filippo un grado nelle SS e vari incarichi.
Benché fosse figlia del Re d'Italia, e legatissima alla sua famiglia di origine, era anche e soprattutto cittadina tedesca, principessa tedesca, moglie di un ufficiale tedesco, quindi sicura che i tedeschi l'avrebbero rispettata( Hitler le conferì perfino la croce al merito come a tutte le mamme di numerosa prole).

Nel settembre del 1943, alla firma dell'armistizio con gli alleati, i tedeschi organizzarono il disarmo delle truppe italiane, Badoglio e il re fuggirono al Sud, ma Mafalda che l'8 settembre si trovava in Bulgaria per assistere la sorella  Giovanna, il cui marito Boris III era in fin di vita fu tenuta all'oscuro di quello che stava accadendo (forse si temeva che potesse parlare con il marito).
In quel momento delicato si trovò a rientrare a Roma, durante il viaggio la regina Elena di Romania la avvisò dell'armistizio (aveva fatto fermare appositamente il treno e aveva tentato di farla desistere dal rientro in Italia) ma Mafalda volle proseguire.

Giunta a Roma il 22 settembre ( fece appena in tempo a rivedere i figli) venne chiamata al comando tedesco con urgenza, per l'arrivo di una telefonata del marito da Kassel in Germania. Un tranello: in realtà il marito era già nel campo di concentramento di Flossenbürg. Mafalda venne subito arrestata e deportata dopo vari trasferimenti nel campo di concentramento di Buchenwald, dove fu rinchiusa nella baracca 15 con il falso nome di frau von Weber.

Nel campo di concentramento le venne riconosciuto un particolare riguardo: occupava una baracca ai margini del campo insieme ad un ex-ministro socialdemocratico e sua moglie; aveva lo stesso vitto degli ufficiali delle SS, molto più abbondante e di migliore qualità rispetto agli altri internati. Le venne assegnata come badante la signora Maria Ruhnan, Testimone di Geova deportata per motivi religiosi; questa fu una figura molto importante per la principessa, la quale in punto di morte chiese che il suo orologio le fosse regalato come segno di riconoscenza. Il regime, pur privilegiato rispetto a quello di altri prigionieri, fu comunque duro: la vita del campo e il freddo invernale intenso la provarono molto. Malgrado il tentativo di segretezza attuato dai nazisti la notizia che la figlia del Re d'Italia si trovava a Buchenwald si diffuse.
Nell'agosto del 1944 gli angloamericani bombardarono il lager, la baracca in cui era prigioniera la principessa fu distrutta e lei riportò gravi ustioni e contusioni varie su tutto il corpo. Fu ricoverata nell'infermeria della casa di tolleranza dei tedeschi del lager, ma senza cure le sue condizioni peggiorarono. Dopo quattro giorni di tormenti, a causa delle piaghe insorse la cancrena e le fu amputato un braccio. Ancora addormentata, Mafalda venne abbandonata in una stanza del postribolo, privata di ulteriori cure e lasciata a se stessa. Morì dissanguata, senza aver ripreso conoscenza, nella notte del 28 agosto 1944.

L'intervento fu lunghissimo e secondo molti ciò fu intenzionalmente fatto proprio per provocarle la morte (il metodo delle operazioni esageratamente lunghe o ritardate era già stato applicato a Buchenwald, ed eseguito sempre dalle SS su altre personalità di cui si desiderava sbarazzarsi).


CURIOSITA':
Dopo essere stata diseppellita dalle macerie, causate dal bombardamento alleato, Mafalda venne stesa su una scala a pioli per essere trasportata nella squallida casa che era stata adibita a infermeria. Nel tragitto notò due italiani dalla "I" che avevano cucita sulla giubba. Fece segno di avvicinarsi col braccio non ferito e disse loro:
«Italiani, io muoio, ricordatevi di me non come di una principessa, ma come di una vostra sorella italiana».

lunedì 5 dicembre 2011

Elisabetta d'Austria _Sissi_ (3)

Rieccomi con la conclusione della trilogia della principessa Elisabetta: Sissi, il destino di un'imperatrice.

Quest'ultimo film è quello che si allontana di più dalla realtà storica diventando più che altro un film rosa con scene create dal nulla per "sciogliere i cuori" degli spettatori.

La prima parte narra di una festa a Vienna durante la quale Francesco incontra dopo due anni Elena, la sorella di Sissi rifiutata da lui come sposa, che gli confessa che non potrà mai amare un altro uomo al di fuori di lui. Nello stesso momento Sissi è a una festa a Budapest, durante la quale il conte Andrassy dichiara a Sissi di essere innamorato di lei dal primo momento che l'ha vista. Queste due confessioni ricordano sia a Francesco che a Sissi quanto si amano veramente. Sissi riparte subito da Budapest e corre a Vienna dove, ritornata nelle braccia di Francesco, l'idillio del loro matrimonio continua più bello che mai.

Pura invenzione perchè Elena non ha mai rimpianto il mancato matrimonio con Francesco, anzi è sempre stata l'amica e la complice più fedele di Elisabetta: le due sorelle si amavano incondizionatamente.
Elena dopo il mancato matrimonio con Francesco Giuseppe all'età di 22 anni era quasi considerata una vecchia zitella e le speranze di trovarle marito si riducevano con il passare del tempo. Ludovica però si mise in azione per cercarle un buon partito prima che fosse troppo tardi puntando su Massimiliano Antonio principe ereditario di Thurn und Taxis. I genitori di Massimiliano, allettati dalla prospettiva di imparentarsi con l'imperatore, furono d'accordo per il matrimonio. Il re Massimiliano II di Baviera però, cugino di Elena, e capo della famiglia Wittelsbach, dissentì in quanto la famiglia Thurn und Taxis, sebbene ricca e di origini antiche, non era all'altezza dei Wittelsbach, di cui i duchi in Baviera erano un ramo collaterale. Elisabetta allora si sentì in dovere, dopo il tradimento fatto alla sorella, di intercedere in suo favore. Le due sorelle, in realtà, erano molto affezionate e già da tempo il loro rapporto era tornato sereno. L'imperatrice trovava in lei anche un'amica fidata con cui sfogare il proprio malcontento nei confronti della corte di Vienna e della suocera Sofia. Tra di loro parlavano sempre in inglese, una lingua incomprensibile per molti.

Il matrimonio di Elena con il principe ereditario di Thurn e Taxis (celebrato a Possenhofen il 24 agosto 1858) era molto più felice della triste esperienza di Sissi. Elena non ebbe proprio nessun motivo per rimpiangere Francesco. Per quanto riguarda il principe ungherese Andrassy invece la ricostruzione non è stata poi così fantasiosa, il fatto che avesse preso una cotta per Elisabetta era probabile, ma era altrettanto probabile che anche da parte di Elisabetta ci fosse molto più di una normale amicizia, pur non andando mai oltre un rapporto platonico. Il suo matrimonio con Francesco era da tempo in una profonda crisi e il giovane e affascinante conte ungherese aveva molto più in comune con Elisabetta del marito.

Dopo il ritorno di Elisabetta a Vienna il matrimonio fra i due era più solido che mai ma a turbare la quiete i primi sintomi di una grave malattia ai polmoni che colpisce Elisabetta. Il film suggerisce come possibile causa della malattia il fatto che una zingara aveva gettato per sbaglio un secchio di acqua fredda su Elisabetta.

Lo stato di Sissi peggiora sempre di più e i medici ritengono addirittura possibile una brutta fine per Sissi, consigliando come rimedio un soggiorno di cura all'isola di Madeira. Il soggiorno non porta a Sissi nessun giovamento e solo l'arrivo inaspettato della madre e le sue successive cure riescono a far guarire l'imperatrice.

La realtà fu ben diversa. Dopo sei anni il matrimonio di Sissi e Francesco era entrato in una grave crisi. La situazione politica era molto difficile per l'Austria, ma Francesco parlava di politica solo con la madre Sofia, mentre le proposte di Elisabetta non venivano neanche prese in considerazione il che rafforzò ulteriormente le tensioni tra Sofia e Sissi. L'imperatore cominciò a cercare consolazione da altre parti ed iniziarono a circolare voci sempre più insistenti sulle sue avventure amorose (alla corte le avventure galanti degli imperatori e degli altri uomini eccellenti erano sempre state tacitamente tollerate ed erano quasi una normalità).
Elisabetta invece non resse la situazione, aveva sempre avuto davanti agli occhi l'infelice matrimonio dei genitori e le scappatelle del padre e nonostante l'indiscutibile amore che provava per loro non condivideva la loro situazione e non voleva assolutamente vivere un matrimonio simile.

Le sue crisi di nervi divennero più frequenti e il suo stato di salute (soffrì di attacchi di tosse) peggiorò, rafforzato, oltre che dal suo stato psichico estremamente instabile, da tre gravidanze in quattro anni, dalle eccessive e molti stancanti cavalcate di Elisabetta e soprattutto dalle sue continue "cure della fame" che anticiparono i problemi di anoressia che avrebbero caratterizzati gli ultimi decenni della sua vita.

Dopo una grave lite con Francesco nel luglio del 1860 e dopo una prima fuga a Possenhofen, dalla quale tornò solo per il compleanno di Francesco un mese dopo, lo stato di salute di Elisabetta peggiorò ulteriormente. Uno dei medici di fiducia propose che, essendo in pericolo di vita, Elisabetta dovesse spostarsi subito in un clima più mite, cioè a Madeira. Ciò risultò a tutti piuttosto strano inquanto l'isola portoghese non era affatto conosciuta come località di cura per i problemi ai polmoni. In realtà, era Elisabetta che voleva andare a Madeira, probabilmente proprio per la lontananza da Vienna.

Già all'epoca c'erano molti che supponevano invece un'origine soprattutto psichica delle sue malattie, infatti dopo un lungo e faticoso viaggio di 3.000 km Elisabetta sbarcò da Lisbona per attraversare altri 1.000 km del tempestoso oceano atlantico, tutti i numerosi accompagnatori di Elisabetta stavano male, compresi i medici. L'unica che stava bene era proprio Elisabetta, dichiarata poco prima "in pericolo di vita"...

A Madeira Elisabetta dopo un po' soffrì più che altro di noia e sentì sempre di più la nostalgia per i figli rimasti in Austria. Furono i figli infatti l'unico motivo per cui fece ritorno pur ammettendo che "il primo tempo dopo il ritorno a Vienna non sarà per niente facile".

E infatti, non erano ancora passati quattro giorni nel solito ostile ambiente della corte che gli attacchi di tosse e di febbre di Elisabetta divennero di nuovo preoccupanti. Elisabetta chiuse di nuovo la porta della sua camera da letto e preparò la prossima fuga da Vienna questa volta all'isola greca di Corfù.

Nel film vediamo invece un Francesco Giuseppe molto coinvolto dalla malattia della moglie che segue da lontano ogni spostamento che l'imperatrice è costretta a fare per beneficiare di diversi climi costieri , mentre in realtà si limitò ad ordinare ai suoi ministri di mandarle ogni giorno un mazzo di rose rosse,mazzi che non arrivarono mai.

La conclusione del film è forse il pezzo di tutta la trilogia che più fa sorridere, Francesco deve recarsi nell'Italia settentrionale per dimostrare in prima persona il potere imperiale, contro lo spirito ribelle e anti-austriaco che si era diffuso tra Venezia e Milano. Il regista ha comunque inserito una scena che rispecchia la realtà rovinandola però con un finale melenso senza né significato né senso: Francesco e Elisabetta attraversano in barca il Canal Grande di Venezia e vengono accolti dai veneziani con gelida e silenziosa indifferenza. Infatti, il viaggio in Italia, nella realtà, finì con un nulla di fatto.

Essendo una pellicola cinematografica però la cosa deve concludersi bene...Per renderlo possibile il regista ha avuto una grandiosa idea: arrivati in Piazza San Marco Elisabetta e Francesco camminano verso la Basilica, circondati da una folla di gente sempre silenziosa e diffidente. All'improvviso appare, a sorpresa, la figlia che Elisabetta credeva ancora a Vienna. Elisabetta, sorpresa, la abbraccia affettuosamente e il cuore dei veneziani ribelli si scioglie. Dopo un primo grido "Evviva la mamma!" tutta la folla scoppia dall'entusiasmo e alla fine tutti si tolgono il cappello davanti alla coppia imperiale.

Dalla Basilica esce persino il Papa che sorride gentilmente a Francesco e Elisabetta e così, mentre si ascolta l'inno imperiale e tutti applaudono, il film finisce.

lunedì 21 novembre 2011

Elisabetta d'Austria _Sissi_ (2)

Rieccomi pronta a discutere il secondo film della trilogia sulla vita dell'imperatrice d'Austria: Sissi, la giovane imperatrice.

La seconda parte si allontana sempre di più dalle vicende reali trasformandosi in una romantica ed un po' tormentata storia d'amore in stile telefilm. Diventa quindi sempre più difficile seguire la cronologia della vita reale di Sissi che non si riesce a riconoscere molto nel personaggio della pellicola, rimane comunque anche questo un film piacevole da vedere nonostante le libertà che si è preso il regista.

Nei film viene descritto un Francesco Giuseppe buono e caritatevole. Nella prima pellicola quando gli viene chiesto di firmare un'ordinanza che prevede l'esecuzione immediata di 8 ribelli di Praga condannati a morte si rifiuta di firmare chiedendo tempo ("Alla fine si tratta della vita di otto giovani!"), cosa che nella realtà non ha mai esitato a fare anche per evitare di mettersi in contrasto con la madre. In questa seconda parte invece in occasione del suo matrimonio, ispirato da Elisabetta e contro la resistenza della corte e della madre, vuole e ottiene un'amnistia di tutti i nemici di stato, in particolare dei ribelli ungheresi.
L'amnistia è effettivamente un fatto accaduto ma non per via del buon cuore di Elisabetta o di Francesco Giuseppe, ma molto più semplicemente perchè in occasione di un matrimonio le amnistie erano una tradizione nella casa reale degli Asburgo. Del resto il giorno dopo le repressioni venivano riprese senza troppi turbamenti di coscienza.
Come vi avevo raccontato il promo film si conclude con il matrimonio e questo si apre con uno sdolcinato e melenso racconto della vita dei due piccioncini dipo il famoso "Lo voglio".
E' un vero e proprio idillio, quando sono insieme i due sprigionano una felicità incondizionata e persino l'ambasciatore austriaco in Francia deve aspettare alla porta dell'ufficio dell'imperatore finché i due non finiscono di baciarsi e abbracciarsi.
I due sviluppano una specie di complicità amorosa che aiuta Sissi a superare tutte le avversità della vita di corte (descritte sommariamente: il rigido protocollo, il marito molto occupato che ha troppo poco tempo per lei, la nostalgia per la Baviera e soprattutto l'intransigente suocera Sofia che non vede di buon occhio la spontaneità e la freschezza della giovanissima imperatrice). Francesco capisce i suoi problemi di adattamento ed è sempre dalla sua parte.

La realtà era ben diversa, come già vi ho accennato nel post precedente già giorni prima del matrimonio Elisabetta era turbata da innumerevoli preoccupazioni che via via si amplificarono portandola a soffrire di una forte depressione. Il marito non le stava poi così vicino come descritto, persino nelle due settimane della luna di miele era quasi sempre assente. Nelle prime settimane Elisabetta fu scossa da continue crisi di pianto e nel suo diario non scrisse soltanto poesie piene di nostalgia per la Baviera, come raccontato nel film, ma anche poesie in cui rimpiangeva il suo primo amore defunto che descriveva come "unico vero amore" della sua vita, svanito per sempre.

La depressione e strane malattie psicosomatiche che spesso i dottori facevano fatica a capire, la accompagnarono per tutta la vita e divennero un modo per esprimere la sua ribellione contro la corte di Vienna che odiò fin dal primo giorno. Sanissima in gioventù, cominciò a star male a contatto con l'ambiente della corte imperiale e per sopperire alle sue numerose crisi di nervi, si sottoponeva a diete drastiche e intensi esercizi di ginnastica (si ipotizza soffrisse di anoressia nervosa).

Francesco invece era veramente felice ma non sembrava percepire nulla di ciò che tormentava sua moglie, nei confronti delle sofferenze di Sissi si limitava a scusare e a difendere sua madre Sofia. Francesco amava la moglie, ma non la capiva affatto. L'amore per la natura era probabilmente uno dei pochi interessi che Elisabetta e Francesco avevano in comune.

Le fughe frutto di tristezza e depressione vengono usate nel film per creare una storia ricca di buoni sentimenti e romanticismo e vengono collocate in situazioni differenti rispetto alla realtà. Per esempio quando, nel film, sottraggono a Elisabetta la prima figlia per farla educare dalla suocera, lei esplode e ritorna nella sua casa in Baviera. Il rancore però svanisce rapidamente, Francesco Giuseppe comprende i sentimenti della moglie, la raggiunge in Baviera, le promette che tutto andrà bene e la riconduce a Vienna.
 
 
In realtà le fughe di Elisabetta iniziarono più tardi e per motivi diversi. A quel tempo era ancora troppo debole nei confronti della suocera e il marito fece di tutto per farle accettare l'ambiente ostile della corte.
 
La nascita della prima figlia rappresentò invece forse l'unico momento di vera felicità nella vita matrimoniale tra Sissi e Francesco, ma fu un momento che durò poco. Quando Elisabetta chiese a Francesco di poter stare di più con le figlie fu invece Sofia che minacciò di andarsene dalla corte. La lotta tra Elisabetta e Sofia per l'educazione dei figli continuò ancora per parecchio tempo fu Elisabetta a cedere lasciando il campo alla suocera.
Il suo cedimento in realtà avvenne dopo molte lotte, alcune delle quali anche vinte, a causa di un evento che la segnò molto. Inizialmente riuscì ad ottenere che le figlie accompagnassero lei e l'imperatore in alcuni dei loro viaggi di Stato ma durante  il viaggio nelle province ungheresi, la piccola Sofia si ammalò. La diciannovenne imperatrice vegliò per undici ore sulla figlia, che spirò il 19 maggio 1857. Quando tornarono a Vienna, Elisabetta si chiuse in sé stessa e nella propria solitudine, rifiutando di mangiare e di apparire in pubblico. L'imperatrice, che aveva insistito per ottenere la presenza delle bambine durante il viaggio, rinunciò al suo ruolo di madre, ritenendosi colpevole della morte della figlia, e affidò Gisella all'educazione della nonna.
 
Nel film il processo che porta all'incoronazione è descritto come il risultato del fascino esercitato da Elisabetta sui capi dei rivoltosi ungheresi che convinse ad accettare questo tipo di riconciliazione con l'Austria, osteggiata da Sofia ma supportata da Francesco.

Anche qui la realtà fu molto diversa. Tra il matrimonio e l'incoronazione passano 14 anni, nei quali Elisabetta cambiò profondamente. Era diventata una donna matura di 30 anni, bellissima e con un carattere talmente forte da dominare ormai il marito e da poter ottenere praticamente tutto quello che voleva.Tutte le battaglie piccole e grandi che affrontò la fecero diventare dura, a volte anche egoista, ma solo così riuscì a sopravvivere alle oppressioni.
 
La sua amicizia, che molti ipotizzano fosse amore, con il capo dei ribelli ungheresi Andrassy la fecero diventare un alleato sicuro e affidabile per il movimento autonomista che si fece sempre più forte in Ungheria.
 
Dovette affrontare molte resistenze non solo quelle della suocera, lo stesso Francesco Giuseppe non era molto convinto, ma alla fine dovette cedere perché la situazione politica in Ungheria era diventata molto irruente e pericolosa. Elisabetta aveva, in tutto questo, un ruolo molto attivo e importante: usò tutti i mezzi che aveva ormai a disposizione, da una febbrile diplomazia segreta in cui sfruttava tutte le sue numerose amicizie alla grande popolarità di cui godeva in Ungheria, per favorire gli ungheresi e per imporre a Francesco la sua volontà che, non a caso, era anche quella di Andrassy.
 
Come la prima parte anche questa seconda finisce con una scena madre, la splendida cerimonia dell'incoronazione di Francesco e Elisabetta come re e regina dell'Ungheria. Del resto è pur sempre un film dai tratti romantici che quindi si deve concludere con il caro vecchio "...e vissero tutti felici e contenti".
 
A presto con il terzo e ultimo film: Sissi, il destino di un'imperatrice.